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Sardegna Sud Occidentale
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Nel sud della Sardegna i territori del Sulcis e dell'Iglesiente sono testimoni millenari di una ricca attività estrattiva le cui origini coincidono con lo sbarco nell'Isola dei Fenici. Da allora i giacimenti minerari sono stati una grande ricchezza e i loro effetti si sono fatti sentire in tutto il territorio. Ma fu soprattutto sotto il regime fascista, nel XX secolo, che l'aerea visse un periodo unico: raggiunse infatti un altissimo livello di sviluppo. Oggi di quel glorioso passato rimangono, testimoni silenziosi, i ruderi di miniere e costruzioni, apprezzati esempi di archeologia industriale. Queste strutture rappresentano l'anima del piano di rilancio del territorio che ha portato alla costituzione del Parco Geominerario della Sardegna.
Il Campidano, invece, costituito da una vasta pianura, è caratterizzato da innumerevoli distese di campi coltivati a cereali, che a sud si trasformano in frutteti. Il territorio ospita interessanti opere archeologiche e storico-artistiche, come le chiese romaniche Santa Maria di Uta, San Platano di Villaspeciosa e San Gemiliano di Sestu.
Iglesiente
Nel territorio dell'Iglesiente la natura incontaminata domina nei monti come nelle valli. Le profonde grotte si alternano a tratti costieri emozionanti caratterizzati da lunghe spiagge. Tra tutte spicca Piscinas, oasi di candida sabbia, unica per le straordinarie dune su cui crescono ginepri secolari. In quest'area per gli appassionati di storia e archeologia è facile trovare testimonianze che vanno dal tempio di Antas di Fluminimaggiore alle architetture medioevali di Iglesias, dalle rovine del Castello d'Acquafredda di Siliqua, costruito nella metà del 1200 dalla famiglia pisana dei conti della Gherardesca ai villaggi di Monteponi, San Giovanni e Campo Pisano, costruiti nel XIX secolo per sfruttare le risorse minerarie della zona. Così come Nebida, Masua e Buggerru incantevoli villaggi minerari che conservano ancora i resti dell'attività estrattiva che vi veniva svolta fino a qualche decennio fa.
Sulcis
Il Sulcis è la regione più meridionale dell'Isola e il suo toponimo deriva dall'antica città fenicia di Sulci, nell'Isola di Sant'Antioco. Questa, collegata alla Sardegna con un istmo artificiale, insieme alla vicina Isola di San Pietro (Carloforte) costituisce l'arcipelago del Sulcis.
Il territorio del Sulcis, ricco di carbone, vanta una rigogliosa macchia mediterranea oltre naturalmente a numerose attrattive culturali: l'ex cattedrale di Santa Maria a Tratalias, come la chiesa di Sant'Antioco nell'isola omonima, sede vescovile fin dal V secolo, ristrutturata agli inizi del XII secolo dai monaci vittorini di Marsiglia, rappresentano due esempi di architettura religiosa di grande pregio.
Merita una particolare attenzione la città di Carbonia, nei pressi della quale si trova la fortezza fenicio punica di Monte Sirai, uno dei parchi archeologici più importanti di tutta la Sardegna.
La città è stata fondata nel 1938 ed e è il massimo esempio di pianificazione urbana in tutta la nazione, con forme ben note dell'architettura fascista.
Da non dimenticare l'area naturalistica di Monte Arcosu, oasi naturale del WWF, dove una folta vegetazione di lecci è l'habitat naturale del cervo sardo, le cui dimensioni del corpo sono inferiori rispetto a quelle del cervo europeo, del cinghiale, del gatto selvatico e della martora. A pochi chilometri le emozionanti spiagge di Santa Margherita di Pula e di Chia, mete privilegiate dai vacanzieri. Proprio in prossimità della località turistica di Chia si trova la città di Bithia, l'antico insediamento fenicio conosciuto soprattutto grazie ai rinvenimenti effettuati nell'area della necropoli e del tofet. A circa venti chilometri, risalendo verso Cagliari, sorge la graziosa cittadina di Pula che custodisce la storia millenaria di Nora, insediamento archeologico collocato su un promontorio.
Nel Sulcis è inoltre presente un'importante testimonianza dell'architettura romanica pisana:la cattedrale di Santa Maria di Tratalias. Consacrata nel 1213, esibisce una facciata divisa orizzontalmente da una cornice ad archetti pensili, sormontata da un rosone. All'interno le tre navate sono divise da grossi pilastri a sezione ottagonale.
L'Isola di San Pietro, il cui unico paese è Carloforte, è un'enclave genovese in Sardegna che ancora oggi conserva la lingua e le tradizioni liguri. Infatti nel 1738 il re Carlo Emanuele III concesse l'isola ad un gruppo di famiglie originarie di Pegli, in Liguria, ma residenti a Tabarka, in Tunisia. Il centro abitato fu inizialmente costruito in legno secondo un tracciato viario progettato dall'ingegnere A. De la Vallée, ma in seguito ad un incendio fu trasformato con costruzioni in muratura.
Ma sono le coste il motivo di interesse di Carloforte: i litorali dell'isola alternano arenili sabbiosi ad splendide calette rocciose, come Cala Fico. Carloforte conserva molte e interessanti tradizioni soprattutto nel campo dell'enogastronomia anche grazie alle due sagre che i carlofortini hanno sostenuto: la Sagra del Cuscus Tabarkino, il piatto tunisino rivisitato in chiave genovese, ed il Girotonno, la manifestazione che a maggio ha nel tonno il protagonista incontrastato. Santadi, è un importante borgo agricolo, in cui si svolge la manifestazione rinomata in tutta l'Isola: il 'Matrimonio Mauritano', che ogni anno ad agosto unisce due giovani del paese con un cerimoniale improntato alle antiche tradizioni locali. Ma questo non è l'unico motivo per visitare Santadi: i vini della locale Cantina Sociale, tra cui spicca il Carignano del Sulcis, hanno vinto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali. Narcao, invece, è conosciuta in tutto il mondo per essere la sede, fin dal 1991, del prestigioso festival Narcao blues. A Nuxis, piccolo paese del Sulcis, si puó ammirare il pozzo di Tattinu che si differenzia dagli altri pozzi nuragici per l'assenza di strutture a vista e del vestibolo.
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