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Sardegna Centro Meridionale
La Sardegna Centro Meridionale offre un paesaggio interessante sia dal punto di vista naturalistico che enogastronomico: questo è un territorio dove i campi cerealicoli si alternano agli odorosi frutteti e i molti centri abitati, che nei secoli hanno sfruttato le sue generose terre, sono ricchi di testimonianze archeologiche e storico-artistiche. Il territorio è suddiviso in due aree: la Marmilla, che accoglie sul suo territorio l'unico sito regionale, riconosciuto come Patrimonio dell'Unesco, la splendida Reggia di Barumini, e il Campidano, importante per la ricca produzione di prodotti tipici. Marmilla La Marmilla, che estende nella parte centrale dell'isola, è un territorio caratterizzato da aree pianeggianti e da dolci colline. La presenza di un notevole numero di siti archeologici ne fanno una zona di grande interesse storico-culturale: per citarne solo alcuni si ricordano: a Barumini, il complesso nuragico di Su Nuraxi, patrimonio dell'Unesco; a Villanovaforru il villaggio nuragico Genna Maria, formato da un mastio a cui venne aggiunto un bastione a 3 torri, un cortile centrale e un pozzo; a Siddi Sa Domu 'e s'Orcu, una tomba di giganti fra le più rappresentative della Sardegna.. Sulla sommità della più alta collina del territorio fu edificato nel XII secolo, il castello di Las Plassas, dichiarato nel 1902 monumento nazionale e dove è possibile visitare un museo che propone la descrizione dettagliata della vita vita del borgo in epoca medioevale. In Marmilla è possibile visitare anche importanti architetture religiose, come la Chiesa romanica di Santa Tecla a Barumini e la chiesa di Sant'Antonio a Tuili, costruita con una architettura di stile spagnolo coloniale. Nel centro di Villamar si trova il 'Quartiere maiorchino', risalente al XVI secolo: qui si stabilirono i mercanti che provenivano dall'isola di Maiorca e che commerciavano in grano. A Lunamatrona, uno dei tanti piccoli borghi della Marmilla, il Museo 'Sa Corona Arrubia', rappresenta uno degli esempi più riusciti dell'Isola, di marketing territoriale. Nato dalla scelta di alcuni comuni di unirsi in consorzio per proporre un'offerta globale del territorio dal punto di vista delle risorse culturali e turistiche, l'organizzazione museale propone diverse sezioni tematiche, che illustrano gli aspetti botanici, faunistici, geologici e antropici del territorio. Campidano Il territorio del Campidano, è ricco di testimonianze archeologiche e storico-artistiche, come la magnifica chiesa campestre di Uta, la cui purezza architettonica ne fa un pregevole esempio di edificio romanico considerato tra i più belli dell'intera Isola. Molti e interessanti, sia dal punto di vista storico-artistico che enogastronomico, i comuni dell'area. Mogoro è conosciuto in tutta l'isola per la realizzazione di tappeti sardi. Una produzione che tramanda antiche usanza nella tradizione di tessitura su telaio: all'interno del paese è possibile trovare numerosi laboratori di tessitura. San Gavino Monreale è una cittadina molto interessante per gli appassionati di architettura campidanese e per quanti ricercano antichi sapori della gastronomia tradizionale. Qui si svolge una manifestazione di particolare rilievo: la Fiera internazionale dello Zafferano, che dura ogni anno circa 10 giorni. Non lontano sorge la città di Sanluri capoluogo, insieme a Villacidro, della provincia del Medio Campidano. Importante testimonianza del passato è il castello detto 'di Eleonora d'Arborea', forse eretto tra il XIII e gli inizi del XIV secolo e successivamente ampliato alla metà del Trecento. L'unico della Sardegna medievale ancora abitabile, è adibito ad esposizione mussale: ospita infatti nelle sue sale il Museo Risorgimentale ''Duca d'Aosta''. Sanluri è inoltre famosa per il pane tipico detto 'civraxu' Villacidro, l'altro capoluogo di provincia, è noto per essere il paese natale dello scrittore Giuseppe Dessì - Premio Strega con Paese d'ombre- . Circondata da imponenti complessi montuosi ricoperti di boschi conta interessanti monumenti. Tra questi il “lavatoio”, l'edificio realizzato nel 1893 su progetto dell'ingegnere Enrico Pani è l'unica testimonianza superstite di un importante complesso di opere pubbliche, voluto dall'amministrazione comunale sul finire dell'Ottocento. L'attuale lavatoio è composto da una serie di vasche in muratura, collegate da un tubo distributore dell'acqua La copertura è un classico esempio del Liberty.
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